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storie

05 giugno 2009

La bambola che scompare

Durante l’apertura della Mostra, un visitatore ci ha raccontato qualcosa che ci ha fatto subito pensare alla saggezza dei nostri antenati, al loro sano spirito economizzatore.
La nonna di questo signore ricordava di aver ricevuto, un Natale di molti e molti anni fa, una bellissima bambola in bisquit, un oggetto veramente prezioso, che poté abbracciare nei giorni felici delle feste e dei giochi. Giunta l’Epifania che, secondo il detto popolare, tutte le feste porta via, anche la bambola se ne andò: i genitori, con garbo ma anche con molta fermezza, fecero capire alla nonna bambina che quella bambola, così prezioso, aveva bisogno di un periodo di riposo, per conservare la sua straordinaria freschezza di principessa dei giocattoli. Così, venne riposta in un luogo segreto, e alla bambina restò la speranza di poterla un giorno rivedere.
E così accadde, infatti, il Natale successivo, quando la bambola riapparve, più bella che mai, poiché aveva un vestito nuovo fiammante. E furono ancora giorni di felicità, fino all’Epifania, quando quasi spontaneamente la bambina porse l’amatissima bambola alla madre che, senza altre spiegazioni, la ripose nel luogo segreto. Ora la bambina sapeva: il prossimo Natale la bambola sarebbe riapparsa, ogni volta più bella insieme ad altri piccoli regali, ogni volta più desiderata, più attesa.
E così, con grande saggezza, quei genitori dell’Ottocento erano riusciti nello straordinario progetto di acquistare un regalo molto costoso spendendo una cifra che, distribuita nel corso di alcuni anni, risultò del tutto modesta, nello stesso tempo salvando la bambola dal probabile rischio di una rottura, riuscendo a rinnovare l’interesse per essa che al contrario un possesso di lunga durata avrebbe certamente attenuato, e infine educando la bambina all’esercizio della rinuncia. Un bel risultato, se ancora molti anni dopo la bambina, divenuta una nonna molto anziana, lo raccontava ai nipoti con un dolce sorriso sulle labbra.

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