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storia

06 marzo 2014

storia

Nella pianta di Monza del 1722, tracciata da Giovanni Filippini, l’edificio del Mulino Colombo, denominato “Molino di San Gerardino” era costituito da due corpi staccati costruiti longitudinalmente al corso d’acqua che in quel punto era diviso in tre rami. Nello spazio interno, tra i due corpi, detto “gora”, erano inserite le ruote idrauliche, che davano l’energia. Solo nella pianta di Antonio Falda del 1855 i due corpi appaiono uniti, come si riscontra oggi, con la caratteristica forma ad U.
La prima data certa che riguarda la lavorazione dell’olio nell’edificio è quella incisa sulla molazza: 1871. Precedentemente era adibito ad una diversa lavorazione, come testimonia una fossa semicircolare interna, ritrovata sotto il pavimento durante il restauro del 1989. Lo testimonia anche un atto notarile del 2 luglio 1807 relativo alla famiglia Bonsaglio, allora proprietaria del Mulino, dove si nomina la Casa detta “Folla di Monza”.
Nel 1910 Giuseppe Colombo, proveniente da Asso, dove aveva un altro frantoio, rilevò l’attività dal torchiatore Giuseppe Bonsaglio ed acquistò l’intero stabile. Aveva quattro figli, altri otto nacquero a Monza e molti di loro si occuparono del frantoio. Giuseppe chiamato “olivendolo”, si occupò prevalentemente della parte commerciale dell’attività, con frequenti viaggi in Valtellina ed in Svizzera per smerciare i suoi prodotti.
Nel 1936 chiusa la Roggia Molinara per permettere la costruzione del tribunale e l’annessa Piazza Anita Garibaldi, l’edificio che prima era completamente isolato nell’acqua venne a trovarsi lambito dal Lambro solo sul lato est. La ruota fu tolta e l’impianto della forza motrice elettrificato, per continuare a far funzionare tutte le macchine.
L’attività proseguì con alcuni dei figli del sig. Colombo:  Paolo, Costantino e Mario, mentre la sorella Antonietta gestiva il negozio prospiciente via De Amicis, dove vendeva generi di drogheria ma soprattutto farina prodotta nel mulino. Il figlio Carlo, infermiere a Mombello, prima della guerra 1940/45, nelle ore libere, con l’olio di seconda spremitura, produceva stucco nei locali prospicienti il cortile. L’attività cessò del tutto alla morte di Mario nel 1969.  La sorella Antonietta vendette la sua parte d’immobile nel 1987 e donò al Comune di Monza i due locali del frantoio. Restaurato a cura del Comune di Monza nel 1989 con lo scopo di preservare e rendere agibile al pubblico un interessante documento di archeologia industriale.

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