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lavorazione olio

13 marzo 2014

olio

Il Mulino Colombo diventa frantoio nel 1871 e da allora tratta semi oleosi per la produzione di olio ad uso industriale. Il seme trattato negli anni Trenta era prevalentemente quello di lino che arrivava dalle colonie italiane di Etiopia ed Eritrea, e dal Sud America. Dal 1937 e durante la guerra del 1940/45 veniva lavorato, oltre al seme di lino, il ravizzone, le mandorle e il germe di grano. Dopo la guerra e fino al 1969 veniva lavorato soprattutto il germe di grano e raramente le mandorle o le noci.
I sacchi di iuta contenenti i semi venivano portati a spalla nel magazzino del primo piano a cui si accedeva direttamente da via De Amicis attraverso la scala tuttora esistente. La lavorazione iniziava mettendo i semi con una pala su una cinghia di trasmissione a tasche, che li trasportava nella tramoggia, oggi sistemata a piano terra. Questa con movimento orizzontale separava i semi dalle impurità dette “bruscaglie”. Il materiale da triturare finiva poi in un cassone a forma d’imbuto e da qui nel trituratore a piano terra, dove iniziava la lavorazione vera e propria. Il trituratore a due cilindri era usato per lo più per il seme di lino. Gli altri semi venivano messi direttamente nella vasca della “molazza” che girando li riduceva in farina. Se si voleva ricavarne olio la farina veniva posta nel forno per essere tostata. La parte superiore del forno è costituita da una vasca in metallo incassata nella struttura in muratura; all’interno della vasca è infissa una pala di ferro a due eliche per mescolare i semi macinati , ed impedire all’impasto di attaccarsi al fondo. Il materiale riscaldato pronto per essere pressato, veniva poi messo nel torchio, alternato a dischi di ghisa e di iuta. La pressione per far lavorare il torchio era fornita dalla pompa ad acqua. Il piatto inferiore raccoglieva infine l’olio che attraverso lo scolatoio sul retro veniva versato in un contenitore e quindi travasato nel bidone fisso di raccolta. Questo serviva per far “decantare”(riposare) l’olio in modo che l’acqua, contenuta nel liquido ottenuto dalla pressatura, potesse depositarsi sul fondo ed essere facilmente eliminata.
Da un sacco di semi di lino di un quintale si ricavavano circa 20 litri di olio (una resa del 20/22%); da un sacco di germe di grano di circa 40 chilogrammi si ricavavano 2 o 3 litri di olio (resa del 6%); le mandorle rendevano invece il 40/42 % di olio.
I panetti di scorie pressati chiamate “panelli” erano poi acquistati dai contadini come mangime per gli animali. Il trasporto di piccoli bidoni d’olio veniva effettuato con il triciclo, ancora esistente, sul quale sono visibili i “bolli d circolazione”.

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