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restauro

14 marzo 2014

restauro

Il progetto di recupero si è posto come obiettivo principale quello di non modificare l’ambiente. Il Mulino presenta all’interno due tipi di strutture portanti di legno e ferro che indicano chiaramente le modifiche apportate nel tempo. Una quando la forza motrice che azionava le macchine era data dalla ruota mossa dalle acque del Lambro, l’altra, posteriore al 1935, tempo in cui furono installati i motori elettrici. La struttura del plafone originario è costituita da una sola trave in legno appoggiata ai muri laterali, una colonna di granito e da travetti. Quando nel 1935 fu modificato il corso del Lambro per permettere la costruzione del Tribunale, e distrutta la ruota idraulica, l’impianto venne elettrificato. A quel punto il solaio ebbe bisogno di essere irrigidito perché il movimento delle macchine era tale che tutta la struttura dell’edificio ne risentiva. A quell’epoca perciò furono aggiunte una serie di putrelle incrociate e due colonne di ghisa diverse fra loro.
Il pavimento è costituito di lastre di beole e di pietra scura di varie dimensioni. Sono da notare le pietre incavate davanti alla pressa, sulle quali il molinaro stava in piedi per caricarla, che danno l’idea di quanto fosse faticoso questo lavoro. Sono state trovate le posizioni di due pompe ad acqua rese evidenti dai ganci di ferro di fissaggio dei basamenti e dai canaletti interrati coperti da tavole di legno, sede dei tubi dell’acqua di alimentazione. Con il restauro del pavimento è stato riportato alla luce un vano rettangolare di  mt. 3,50 per mt. 0,80 a sezione semicircolare ora chiuso a livello con lastre di cristallo.  E’ evidente che il vano sia stato sede di una ruota interna la cui presenza trova riscontro nelle tracce circolari lasciate sul vecchio intonaco, legata ad una attività diversa, antecedente il 1871. Nella zona del forno, sull’intonaco della parete lasciato intatto così come ci è pervenuto, sono evidenti gli spruzzi della lavorazione del  materiale trattato nel torchio. Su questa stessa parete sono ancora al posto in cui furono collocati dai lavoranti oggetti e fotografie dei campioni sportivi dell’epoca.
La porta attuale dell’ingresso del Mulino verso il Lambro è ancora chiusa dalle vecchie ante in legno di recupero.
All’esterno, nello spazio fra i due corpi di fabbricato, nella “gora”, che oggi è un piccolo cortile, fino al 1936, scorreva l’acqua del Lambro che si incanalava attraverso un arco oltre la parete di fondo, passava sotto l’edificio e s’immetteva nel fiume. Nella gora sono evidenti i profili di granito delle chiuse posti nella parte bassa dei due corpi prospicienti e al centro il muro di ceppo largo cm. 35 e profondo oltre tre metri sul quale poggiavano gli alberi delle due ruote di ferro. Quella di sinistra aveva un diametro di circa cinque metri e serviva il Mulino Colombo; quella di destra alimentava un mulino per farine varie.  Probabilmente esisteva una terza ruota,ed era posta sulla facciata esterna del complesso a U, quella verso ovest, dove ora si trova un piccolo giardino.
Il muro di sostegno delle ruote è costituito da grossi massi di ceppo di fiume tenuti insieme da zanche metalliche ed una punta sagomata in granito corrispondente ai profili laterali nella chiusa. Sulla parte superiore sono visibili le sedi dei sostegni delle ruote che si trovano in asse con le rispettive nicchie nelle murature esterne di sinistra e di destra. Sulla parte inferiore della facciata sono evidenti i mozziconi delle putrelle che sostenevano la passerella in tavole di legno sulla quale il mugnaio manovrava le paratie delle due chiuse e al di sopra, la coppia di putrelle dove era impostato il sistema di manovra con ruote delle paratie stesse recuperate come materiale da costruzione.  Sulla parete di destra è stato messo in evidenza l’inserimento di due parti di ruota in pietra che per la particolare sagomatura servivano a macinare grano e vari tipi di granagli, con movimento orizzontale.

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