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storie

13 marzo 2008

Due ruote e un elica

Alessandro Anzani, nacque a Gorla nel 1877, venne a Monza piccolissimo dove fu praticamente cresciuto dagli zii materni che avevano una fabbrica di telai. La bicicletta divenne la sua grande passione e iniziò l’attività di imprenditore proprio con l’idea di motorizzarla. Affrontò anche molte imprese sportive fra cui una corsa a Parigi, dove vide proprio le prime moto. Con uno dei suoi primi prototipi di moto vinse il campionato mondiale di motociclismo, nel 1906, sul circuito di Ostenda.
Fu un grosso industriale, un inventore geniale e un intraprendente uomo d’affari, dotato non solo di iniziativa, ma anche di coraggio e di spirito d’avventura: un vero pioniere.
Aprì una fonderia a Monza, nel quartiere di san Biagio, dove produceva un duralluminio che serviva a creare i motori che costruiva sia in Francia, dove aveva due fabbriche vicino a Parigi, sia in Inghilterra, nella fabbrica di Londra.
Anzani era legato alla città di Monza dove tenne aperta la sua fonderia fino al 1926. La storia di questo personaggio riemerge dall’oblio quando in un terreno in via Luciano Manara, si ritrovarono due ruote di aeroplano e una grossa elica. Dal momento che il terreno apparteneva all’Anzani si poteva ragionevolmente presumere che fossero parti conservate proprio dell’aereo con cui Bleriot, nel 1909, aveva per primo attraversato la Manica.
Ma vediamo come questi cimeli sono finiti sepolti in un terreno di Monza:
Anzani era il costruttore di un nuovo tipo di motore in duralluminio, metallo molto più leggero dei materiali utilizzati dal pilota e costruttore Bleriot, che da anni tentava senza successo di attraversare la Manica, un po’ per la gloria e un po’ per il favoloso premio di ben 5.000 sterline messo in palio da un giornale di Londra.
I motori di Bleriot non solo erano troppo pesanti, ma avevano un sistema di raffreddamento non in grado di funzionare per tutta la durata del volo. Alessandro Anzani all’epoca viveva a Parigi dove si occupava soprattutto di motociclette e di idroscivolanti per mezzi nautici.
Sentito del premio e della corsa alla traversata della Manica, nonché dei diversi fallimenti di Bleriot, Anzani volle parlargli per sapere, dall’interessato, quali erano le reali difficoltà del mezzo che usava. Compreso il problema propose a Bleriot il proprio motore. Bleriot pur accettando la proposta ammise di non avere i mezzi per pagare. Anzani gli propose allora di dividere il premio una volta conquistato il primato. Si trasferirono dunque a Calais dove progettarono la traversata, e misero a punto l’aereo. Il giorno della partenza, dal momento che Bleriot esitava a causa della nebbia, Anzani lo “incoraggiò” dicendogli che se non fosse partito avrebbe dovuto pagargli immediatamente il motore, ben sapendo che Bleriot non ne aveva i mezzi.
Fu così che la Manica venne “conquistata” il 25 luglio del 1909.
Sebbene Bleriot si sia sempre attribuito l’esclusiva del merito dell’impresa, non pagò mai il motore all’Anzani, che tuttavia trasse enormi vantaggi economici dalle commesse che ottenne da Francia e Inghilterra per i suoi motori.
Per tornare alle nostre ruote e all’elica si sa che l’Anzani recuperatele le aveva riportate “a casa” proprio accanto alla fonderia in cui erano nate, forse per non lasciarle a Bleriot, forse perché non andassero disperse, forse semplicemente per motivi affettivi.

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