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storie

08 febbraio 2007

Il calendario del contadino

All’inizio del secolo, l’anno del contadino brianzolo gravitava intorno ai Santi.  I mesi e le settimane non facevano parte del linguaggio comune.  Un calendario in sequenza, come ai nostri giorni, aveva per il “paisan” un significato relativo.
Le ricorrenze delle festività dei Santi entravano come autentiche pietre miliari in tutto l’arco dell’anno, così che il vero calendario era formato da quelle scadenze.
Si diceva: “Vegneroo a truvatt ai Mort, (il 2 Novembre).   “Hoo crumpaa ul berin a San Girolum (30 Settembre).  “Avaremm la piana li dree San Giusepp (verso il 19 Marzo).   “La vaca la farà li dree San Biass (partorirà verso S.Biagio, 3 Febbraio).  “Te pagaroo a San Michee (29 Settembre)”.   Per dire ai primi di Luglio, dicevano “a la visitazion de la Mdona (2 Luglio)”,  similmente “a la Madona di sett dulur (15 Settembre)”.
Le espressioni italiane: alla fine di Novembre, dicevano “a Sant’Andrea (30 Novembre), entro la prima decade di Dicembre, dicevano “Sant’Ambroes (7 Dicembre)”. Quindi i Santi, non solo erano precise tappe cronologiche mansii, ma erano anche entrati nel costume di tutti i giorni del  “paisan brianzolo”.  Si sa che i contadini orientavano sui Santi molti particolari relativi alla coltura dei frutteti, un po’ come il moderno: “Frate indovino”, ma con indicazioni pratiche più precise.  Esempio: “a San Zen insediss (innesta) a oecc avert e a ciel seren” e quel Santo cade il 12 Aprile, quando non gela più.
La popolarità del Santo dipendeva dalla varietà e dalla frequenza delle sue prestazioni.  Ogni Santo ne aveva una o più, tutte specifiche. Ad esempio, Sant’Antonio abate (quello del purcell) proteggeva dagli incendi e dalle inondazioni, assicurava il buon andamento della stalla ed era invocato dalle ragazze in cerca dell’anima gemella.
Anche da noi i Santi venivano suddivisi in due categorie:  “i Sant de la cassina e i Sant de la gesa”.  I primi erano i protettori con i quali il contadino era sempre in contatto;  a questi il paisan esponeva senza soggezione alcuna ed in confidenza le sue necessità. Nel dialogo i due interlocutori usavano darsi del tu.
Gli altri erano i Santi con i quali il contadino non era in confidenza perché, secondo lui, non uscivano mai di chiesa per  “vedè cumè l’è faa ul mund”.  Erano i Santi dotti, come i Padri della Chiesa.  I Santi come Sant’Agostino e Sant’Ambrogio avevano una parte trascurabile nella tradizione orale.  Il popolo venerava questi Santi in chiesa e poi se ne dimenticava completamente.  Erano i Santi che mettevano più soggezione.
Qualche brianzolo buontempone approfittava un po’ troppo della benevola tolleranza dei Santi ed attribuiva loro sentenze un po’ bizzarre come: “El diceva San Simon che l’è mei ciapà su del lazzaron che nà a cà cun rott ul firon…”. I Santi sono gli strumenti della Provvidenza, che si serve delle loro protezioni.  Il proverbio “vutess che te vutaroo (aiutati che ti aiuterò)” significa che tu ti devi sforzare fino al limite del possibile , dopo di che la Provvidenza, tramite il Santo, verrà in tuo aiuto.   Recita una vecchia sentenza: “la Providenza l’è cumè la sbareta de la scala per nà desura: te la troevet anca al fosch; basta vegh voeia de tacass”.
Nei tempi andati poi la gente sapeva una cosa importantissima, e cioè: ciò che realmente conta nella vita è di arrivare dove sono arrivati i Santi. In altre parole, se non si taglia quel traguardo, anche la Genialità e l’Eroismo, personalmente per ciascun individuo, diventano fuorvianti in rapporto al nostro destino.

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