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interviste

03 novembre 2009

I RICORDI DI GIOVANNA MUSSI

“Giovanna Mussi, raccontaci la storia della tua famiglia paterna”
“I miei nonni paterni erano di Lissone. La nonna faceva soltanto la casalinga visto che aveva avuto sedici parti, 14 figli vivi, non le restava più spazio. Il nonno, invece, aveva una macelleria nella quale poi l’hanno seguito i figli e quando il nonno è mancato, abbastanza presto, l’hanno sostituito.
Episodio divertente della storia della famiglia: mio padre era che tra questi 14 figli vivi  e c’erano due gemelli. Una volta la nonna, dopo aver lavato tutti, si è accorta che uno era ancora sporco e disse: ‘ma come, ti ho appena lavato, perché sei ancora sporco?’. E poi si accorse che invece aveva lavato due volte mio fratello. Questa era la situazione un po’ della nostra casa.
Allora la nonna che l’aiutava, ma comunque è sempre stata una casa estremamente affollatata anche perché pochissimi si sono sposati e quindi sono stati quasi tutti in famiglia. Di questi 14 figli, quattro erano femmine. Una è morta a ventidue anni di tifo e le altre tre invece sono morte in tarda età.  Erano proprio le classiche zitelle di una volta. Una accudiva la casa e una stava al banco, no al banco, alla cassa in macelleria, la seconda faceva la maestra elementare e la terza invece suonava il pianoforte.
La casa è restata ferma così fino a quando è morta l’ultima delle sorelle, non in ordine di età ovviamente.  L’ultima che è morta, quella che faceva la maestra, la Clotilde, è andata alla Casa di Riposo perché era rimasta sola.
Ogni volta che moriva qualcuno, chiudevano una stanza, senza svuotarla, per cui quando la Clotilde è andata al ricovero, c’era tutta una storia di cose varie che si erano accumulate nel tempo e putroppo poi, nella sopravvivenza e nella fretta,  anche parecchie cose sono state buttate via dalla disperazione perché non era possibile fare diversamente e alcune di queste cose invece sono restate; sono restati soprattutto i ricami che le tre sorelle facevano la sera, il pomeriggio, la domenica dietro le tendire della facciata delle finestre che davano sulla piazza, tendine come queste, dalle quali potevano intravedere il passaggio e quindi, intanto che ricamavano, spettegolavano sulla gente che andava e veniva per Lissone….. perché, comunque, è una vecchia famiglia di Lissone quella dei Mussi-Grisetti.
Ancora adesso, per cercarli al cimitero, se non dicono che sono i Mussi-Grisetti, con tutti i Mussi che ci sono, non si trovano più … e quindi, per tornare alle sorelle che ricamavano e intanto  si davano il tono di controllare, perché di solito le zitelle cercano di   controllare la vita degli altri, non avendo una vita proprio.
E, appunto tra i vari pezzi di dote…eccetera, poi nessuna delle tre sorelle si è sposata, poi sono stati lasciati ai nipoti, pezzi magari anche belli ma poco usabili, soprattutto nella vita attuale… è improbabile poterli usare e poi chi si mette a stirare lenzuola di lino al giorno d’oggi,… anche se non è ricamato, solo la grandezza, per dire, quelli di una volta che erano immensi ed appunto mi sembrava che anche per loro il posto migliore fosse quello di finire al museo perché regalare a qualcuno non aveva nessun senso visto che le altre persone non li conoscevano neanche i Mussi, mentre così, che mi sembra così importanti, sembra che fosse la soluzione migliore quella di regalarli al museo”.

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